A la muerte valiente

Sarà la morte o la libertà”, aveva detto la moglie del dissidente politico cubano, Wilmar Villar, di 31 anni, poco prima che morisse in un ospedale di Santiago di Cuba dopo due mesi di sciopero della fame. Villar aveva smesso di alimentarsi per protestare contro una condanna a quattro anni di prigione emessa lo scorso novembre. Si tratta della seconda morte di un prigioniero politico, dopo quella di Orlando Zapata nel 2010.
7 AGO 20
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Sarà la morte o la libertà”, aveva detto la moglie del dissidente politico cubano, Wilmar Villar, di 31 anni, poco prima che morisse in un ospedale di Santiago di Cuba dopo due mesi di sciopero della fame. Villar aveva smesso di alimentarsi per protestare contro una condanna a quattro anni di prigione emessa lo scorso novembre. Si tratta della seconda morte di un prigioniero politico, dopo quella di Orlando Zapata nel 2010. Nella nuova stretta castrista è tornato in carcere il dottor Guillermo Fariñas, che è facile ricordare per le fotografie in cui assomiglia a uno spettro con gli occhi fuori dalle orbite, finito in carcere a Cuba per aver invocato “Internet libero”, in un regime comunista che svetta fra chi perseguita e massacra di più al mondo la libertà d’informazione. Psicologo e giornalista, Fariñas è costretto alla sedia a rotelle da una polineurite. E’ stato condannato per aver letto in pubblico il “progetto Varela”, proposta di democratizzazione pacifica di Cuba. Resta in carcere l’ebreo americano Alan Gross, arrestato e condannato a 15 anni di carcere per “atti contro l’indipendenza e l’integrità dello stato” (aveva portato ausili informatici alla piccola comunità ebraica nell’isola).

Sono figure senza passati gloriosi, senza leggenda alle spalle. Zapata era un semplice muratore, una figura di secondo piano del movimento anticastrista. La loro “muerte valiente”, la morte eroica, non è stata ricercata, non volevano essere dei martiri, ma hanno pagato il prezzo più alto per cercare di aprire Cuba alla democrazia e ai diritti umani attraverso una pacificazione non violenta. Questi spettri da Guerra fredda ci ricordano che non è impossibile che si muoia ancora di comunismo. Altri giovani attivisti della libertà moriranno nel gulag dei tropici se il tiranno malato Fidel e l’arcigno Raúl non cadranno prima. Il regime castrista è fuori dalla storia, una cometa ideologica che serve a ricordarci solo quanto odioso sia un sistema politico-ideologico che nega il diritto alla libertà di parola, alla libertà religiosa e soprattutto il diritto alla vita.